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“Accompagnare con cura” 

Siamo consapevoli del nostro impegno nel prenderci cura di voi e delle persone che amate

 

 Chi siamo

 

Il 1 gennaio 2016 è istituita l’Azienda Socio-Sanitaria Territoriale (ASST) del Garda con DGR n. X/4626 del 19.12.2015, in seguito all’entrata in vigore della riforma del sistema sanitario lombardo approvata con L.R. n. 23/2015.

L’obiettivo principale della riforma è garantire ai cittadini la continuità delle cure attraverso l’integrazione tra ospedale e servizi territoriali.

L’ASST del Garda nasce dalla fusione di strutture sanitarie e socio-sanitarie, personale e competenze dell’ex Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda (ospedali di Gavardo, Salò, Desenzano d/G, Lonato d/G, Manerbio e Leno) e delle Direzioni Gestionali Distrettuali n. 5 e 6 dell’ex ASL di Brescia.

L’ASST del Garda garantisce prestazioni ospedaliere e socio-sanitarie ai cittadini di 76 Comuni, collocati nella porzione sud orientale della Provincia di Brescia.

Il vasto territorio di competenza si estende dalla pianura della bassa bresciana centrale e orientale, ai paesi costieri e dell’entroterra gardesano, alle zone montane della Vallesabbia.

 

In questa prima fase di realizzazione della riforma del sistema socio-sanitario lombardo, l’ASST del Garda ha acquisito:

  • Presidio Ospedaliero di Gavardo-Salò (ex AOD)
  • Presidio Ospedaliero di Desenzano-Lonato (ex AOD)
  • Presidio Ospedaliero di Manerbio-Leno (ex AOD)
  • Servizi per la Salute Mentale
  • Consultori di Manerbio, Ghedi, Pralboino, Montichiari, Calvisano, Salò e Desenzano (ex ASL)
  • Sert di Montichiari e Noa di Leno e Salò (ex ASL)

Il territorio di riferimento dell’ASST del Garda è rappresentato dai Comuni:

  • Area territoriale Garda e Vallesabbia (ex Distretti ASL n. 11 e 12) Agnosine, Anfo, Bagolino, Barghe, Bedizzole, Bione, Calvagese della Riviera, Capovalle, Casto, Desenzano del Garda, Gardone Riviera, Gargnano, Gavardo, Idro, Lavenone, Limone sul Garda, Lonato del Garda, Magasa, Manerba del Garda, Moniga del Garda, Mura, Muscoline, Odolo, Padenghe sul Garda, Paitone, Pertica Alta, Pertica Bassa, Polpenazze del Garda, Pozzolengo, Preseglie, Prevalle, Provaglio Valsabbia, Puegnago del Garda,  Roè Volciano, Salò, San Felice del Benaco, Sabbio Chiese, Serle, Sirmione, Soiano del Lago, Tignale, Toscolano Maderno, Tremosine, Treviso Bresciano, Vallio Terme, Valvestino, Vestone, Villanuova sul Clisi, Vobarno

 

  • Area territoriale Bassa Bresciana Centrale e Orientale (ex Distretti ASL n. 9 e 10) Acquafredda, Alfianello, Bagnolo Mella, Bassano Bresciano, Calcinato, Calvisano, Carpenedolo, Cigole, Fiesse, Gambara, Ghedi, Gottolengo, Isorella, Leno, Manerbio, Milzano, Montichiari, Offlaga, Pavone Mella, Pontevico, Pralboino, Remedello, San Gervasio Bresciano, Seniga, Verolanuova, Verolavecchia, Visano

 

 Documenti dell'organizzazione aziendale

POLITICA PER LA QUALITÀ E PER IL RISCHIO CLINICO

Riordino rete di offerta

 

Approvazione “Procedura percorsi dimissione Stato vegetativo” (Decreto n. 511 del 16/12/2016)
Approvazione “Procedura per l’accesso e la presa in carico dell’utente in assistenza domiciliare integrata” (Decreto n. 512 del 16/12/2016)
Approvazione del “Protocollo per la valutazione multidimensionale ai fini della presa in carico e gestione dei pazienti cronici, fragili e non autosufficienti” (Decreto n. 513 del 16/12/2016)
Recepimento “Protocollo d’intesa tra ATS Brescia e i Servizi per le Dipendenze della ASST Spedali Civili di Brescia, ASST Garda, ASST Franciacorta, Servizi Multidisciplinari Integrati e Associazioni per l’invio e la gestione congiunta dei pazienti con Disturbo da Uso di Alcol e Patologie Alcolcorrelate e loro famiglie” (Decreto n. 533 del 23/12/2016)
Approvazione di nuovi Percorsi, Accordi e Protocolli per la presa in carico integrata di pazienti cronici e fragili (Decreto n. 534 del 23/12/2016)
Recepimento “Protocollo d’intesa per la gestione di famiglie con minori che si rivolgono ai consultori familiari pubblici e privati accreditati e ai Servizi di Neuropsichiatria Infantile e dell’Adolescenza, e loro presa in carico congiunta” (Decreto n. 535 del 23/12/2016)
Recepimento “Accordo di collaborazione per l’individuazione di presidi ‘a dimensione di anziano’ definiti Polo Geriatrico” (Decreto n. 554 del 30/12/2016)
Recepimento “Protocollo d’intesa per la realizzazione di attività progettuali in tema di promozione della salute e prevenzione dei fattori di rischio comportamentale” (Decreto n. 555 del 30/12/2016)

 La nostra storia

Nell’anno 2011 il Dott. Gianpaolo Bragantini e la Sig.a Gianna Righettini, all’epoca dipendenti della nostra Azienda, hanno raccolto e rielaborato informazioni relative alla storia dei sei Ospedali che costituivano l’Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda, di cui riportiamo una sintesi.

Ospedale di Desenzano del Garda

21 Marzo 1473 – Il Comune di Desenzano elegge un Massaro per governare l’entrata della cappella dei SS. Rocco e Sebastiano (nella chiesa di S.Maria de Senioribus – oggi Teatro Alberti) e dell’Ospitale. La sede più antica di quest’ultimo fu la casa in Via Castello (più esattamente all’incrocio tra Via Castello e Via Stretta Castello) già di proprietà del fabbro Camillo Berti. Per molto tempo la via fu detta proprio “dell’Ospedale”.

 

27 Luglio 1474 – con il suo testamento, steso dal notaio Gasparo de Andreis, certo Bertoldus Kagafocus si guadagna la fama di più antico benefattore dell’Ospitale. Successivamente l’Ospedale “vecchio” passa nelle case di Via del Crocefisso (dove c’è ora la Polleria Tomasoni).

 

1854 – L’Ospedale viene trasportato in Via Roma, dove c’era l’antico albergo Vittoria (alle spalle dell’attuale monumento al Generale Papa, un po’ più verso il centro).

 

1908 – Ancora uno spostamento, nella sede di Viale Gramsci, nello stabile che tuttora viene chiamato “l’Ospedale Vecchio” (e che attualmente ospita la Casa di Riposo “Pia Opera S.Angela Merici) – era un edificio costruito ex-novo, su disegno dell’architetto Domenico Melchiotti. E’ lì che l’Ospedale di Desenzano valorizzerà il suo ruolo di assistenza medico/chirurgica per spiccare il volo nella nuova, veramente nuova, struttura ospedaliera sulla collina di Montecroce.

 

1963 – L’Amministrazione dell’Ospedale di Desenzano dà avvio alle pratiche per la costruzione del “Nuovo Ospedale” in località Montecroce della stessa cittadina sulla sponda meridionale del lago di Garda. A quel tempo la Istituzione era denominata “Ospedale Civile Ss. Rocco e Sebastiano” e vi facevano capo ancora le funzioni propriamente sanitarie dell’Ospedale, unitamente a quelle assistenziali della Casa di Riposo, avendo sede nel centro della cittadina, nello stabile dove attualmente continua la sua attività la “Pia Opera S. Angela Merici” per l’assistenza agli anziani. In quell’anno la struttura Ospedaliera era costituita da una Divisione di Chirurgia Generale con circa 80 posti letto, cui erano aggregati una sezione di “Maternità” di 30 posti letto ed “alcuni” altri letti per terapia medica. Completavano la dotazione un servizio di Laboratorio Analisi affidato alla responsabilità dell’unico Assistente Anestesista.

Radiologia, Oculistica, e ORL si imperniavano su una consulenza medica bisettimanale. Interessante la dotazione organica: 1 Primario Chirurgo con un solo Assistente Chirurgo ed un altro Assistente (Anestesista /Ostetrico/Laboratorista), 3 Medici Consulenti, 4 impiegati amministrativi, 1 ostetrica, 1 infermiere generico, 9 inservienti di corsia e per i servizi tecnico – economali, 4 avventizi retribuiti a ore.

 

1966 – Hanno inizio le opere di costruzione, utilizzando il primo finanziamento di iniziali £ 200.000.000, con un costo complessivo dell’opera stimato in £ 1.550.000.000.

 

1968 – Entra in vigore la nuova legge Ospedaliera n° 132, detta “Mariotti”, cui fecero seguito i Decreti Delegati di attuazione n° 128/129/130 datati 1969, che per certi aspetti hanno conservato validità fino a poco tempo fa. Le istituzioni ospedaliere vengono classificate e Desenzano diviene “Ente Ospedaliero – Ospedale Generale di Zona”.

 

1975 – Il Presidente della Giunta Regionale di Lombardia decreta la “fusione” con l’Ospedale di Lonato e l’Ente diviene ” Ente Ospedaliero provinciale di Desenzano/Lonato”.

 

8 gennaio 1978 – Inaugurazione del Nuovo Ospedale, sul Colle di Montecroce, con un costo pre-consuntivato di £ 9.085.000.000, pari a circa £ 18.350.000 per ognuno dei 495 posti letto (programmati).


Bibliografia: “Il nuovo Ospedale di Desenzano” (Amministrazione dell’Ente – 8 Gennaio 1978), Prof. Carlo Brusa in un articolo apparso in data 08.07.1939 sul “Popolo di Brescia” (grazie ad una ricerca dell’Avv. Giacomo Fondrieschi, a sua volta Amministratore dell’Ospedale di Desenzano e volitivo ispiratore e realizzatore del “Montecroce”)

Ospedale di Gavardo

15 Marzo 1903 – Angelo Portesi, Presidente della Congregazione della Carità di Gavardo, espone all’Ing. Antonio Quarena, Sindaco, la proposta di “istituire a Gavardo una Casa di Ricovero”, dedicando una o due stanze per malati che non possono essere curati a domicilio;

 

29 Marzo 1905 – il Presidente Portesi, ottenuta l’approvazione di massima da parte della Giunta Municipale di Gavardo della sua proposta per l’adattamento di “un fabbricato ora adibito per le Scuole” da destinare nelle stanze a pianterreno a “poliambulanza” e nel piano superiore a “ricovero”, affida la progettazione al Geometra Italo Cantoni di Goglione sopra (Prevalle);

 

2 Dicembre 1906 – il Consiglio Comunale di Gavardo delibera la cessione della casa comunale (ex Scuole elementari) posta in Via Chiesa (ora Piazza De Medici) al “puro scopo di istituire in essa un ricovero e poliambulanza dei Poveri del Comune”. Nella cartelletta istruttoria del suddetto atto è reperibile il preventivo analitico, redatto dal Geom. Cantoni, per un totale di £ 15.000 tonde, esclusi gli arredi.

 

1915/1918 – la Grande Guerra coinvolge anche Gavardo ed i Gavardesi, ma, pur rimasto sulla carta il progetto del Geom. Cantoni, l’idea della costruzione di una casa di ricovero non viene accantonata, ha molti fautori e già riceve lasciti testamentari. Per la immediata concretizzazione non basta tuttavia la disponibilità degli eredi Mor a cedere il terreno individuato (ma infine il Ricovero-Ospedale sorgerà proprio lì), né è sufficiente un nuovo progetto, questa volta dell’Arch. Beniamino Serri di Salò.

 

13 Gennaio 1929 – nuovo incarico di redigere il progetto per la costruzione della Casa di Ricovero, ora affidato all’Ing. Luigi Dubbini di Maderno, e questa sarà la volta buona.

 

28 Ottobre 1931 – in occasione della ricorrenza della “Marcia su Roma”, esaltata dai Governanti del tempo quale “maestosa opera, germogliata dalla vittoria ed incisa dal Fascio Littorio”, l’opera viene inaugurata nella soddisfazione generale al termine di una gara di solidarietà encomiabile che vede protagonisti Ditte, Istituzioni, privati benefattori (spese per la costruzione vera e propria circa £ 948.992, oltre a £ 111.645 circa per l’acquisto di area e fabbricati preesistenti). Essa viene intitolata “La Memoria” in ricordo dei Caduti della Grande Guerra.

 

6 Febbraio 1933 – la Fondazione viene eretta in Ente Morale, intitolata Ricovero – Ospedale “La Memoria”, da Vittorio Emanuele III° – Re d’Italia.

Per l’aspetto ospedaliero, l’edificio si componeva di un ambulatorio con dispensario antitubercolare, di due infermerie per donne con 14 letti e di due infermerie per uomini con 15 letti, di due camere per l’isolamento con 6 letti e due camere a pagamento con 2 letti. Nel 1939 fu aggiunto il reparto Maternità (OMNI), nel 1940 il primo impianto di riscaldamento per 3 stanze, nel 1943 la portineria. Da ricordare che l’assistenza fu affidata alle Suore “Umili Serve del Signore”, presenti inizialmente in numero di 5.

 

1940/45 – I segni della Seconda Guerra Mondiale: l’acquisto delle maschere antigas, l’apposizione sulla sede del ricovero del segno distintivo per la protezione antiaerea, il richiamo alle armi dell’infermiere, l’alloggio dei militari del 30° reggimento di artiglieria in alcuni locali.

 

28 Agosto 1944 – i locali del Ricovero Ospedale vengono requisiti per collocarvi un Ospedale Militare di Marina (X^ M.A.S.)

 

21 Luglio 1945 – da questo momento le vicende del Ricovero vengono sempre più individuate con quelle dell’Ospedale, che assorbe in gran parte le energie degli amministratori fino allo scorporo definitivo dalla Casa di Riposo, avvenuto il 22 marzo1978.


Bibliografia: Angelo Longhena, Emilia Nicoli, Sandro Dusi: “Storia del Ricovero La Memoria di Gavardo” (a cura dell’Amministrazione comunale di Gavardo e della Fondazione Ricovero “La Memoria” di Gavardo – 29 Maggio 1982)

Ospedale di Leno

Anno 1783 – Dopo circa 1000 anni di vita, viene demolita la celebre Abbazia Benedettina di Leno, la cui costruzione era iniziata nel 753 per volontà di Desiderio, Duca di Brescia, poi divenuto Re dei Longobardi: era stata una delle prime Badie d’Italia, come Monte Cassino, Farfa, Bobbio, Nonantola, dove i monaci, fedeli al loro motto “ora et labora”, diedero vita a numerose attività assistenziali, anche mediche e ospedaliere.

 

Inizio ‘800 –   La Congregazione di Carità di Leno, nuova istituzione di beneficenza ed assistenza pubblica nata nel 1803 durante la Repubblica Cisalpina e confermata dal Regno Italico nel 1807, assorbe il Consorzio dei Poveri, che nella zona di Leno per lungo tempo aveva ben operato a favore degli indigenti e dei malati. Anche se per oltre mezzo secolo al nuovo organismo rimarrà solo il nome, in quanto nel 1816 il Governo Austriaco annulla tutte le direttive stabilite dalla Repubblica Cisalpina, gli Amministratori della Congregazione di Leno si apprestano ad affrontare con decisione la secolare questione della fabbrica dell’Ospedale.

 

27 Febbraio 1824 –   Un decreto governativo autorizza gli amministratori della Congregazione di Carità ad erigere l’Ospedale.

Sembra proprio che stiano per concretizzarsi le ultime volontà testamentari di tanti Lenesi munifici e lungimiranti, che avevano lasciato nei secoli passati somme anche notevoli legate al nosocomio. Epidemie e carestie, razzie, distruzioni e miseria non impedirono la conservazione di sostanziosi patrimoni; di certo ritardarono enormemente la realizzazione dell’opera, come paradossalmente fu concausa dei ritardi la costruzione della nuova chiesa parrocchiale che “distrasse” i Lenesi per gli immensi sacrifici cui si sottoposero per la sua apertura al culto.

 

8 Luglio 1829 –         Il Presidente della Congregazione inoltra la sua relazione corredata da un prospetto dimostrativo delle attività (entrate per £ 34.081,16) tutte originate dai lasciati di cui sopra (Cornello, Caprioli, Botta ed altri 16) e delle passività (uscite per £ 26.599,06), preventivando la spesa per l’adattamento ad Ospedale della Casa Prevosti, su progetto affidato all’Ing. Pietro Pavia.

La differenza contabile preventivata in £ 7.482,10 può bastare per l’annuale mantenimento degli otto ammalati ricoverati. Infatti, per aprire un Ospedale, si deve poter dimostrare alle superiori autorità di disporre dei mezzi finanziari necessari per il suo funzionamento, in quanto vi vengono ammessi solo i poveri.

 

14 Gennaio 1830 –    Le lungaggini della burocrazia già si fanno sentire pesantemente ed il Presidente della Congregazione in lunga e ridondante lettera perora la causa dell’Ospedale.

Di lì a poco scoppia contemporaneamente a Brescia, Leno e Desenzano una epidemia di vaiolo, che si estende poi più virulenta ancora a Manerbio, Veronaluova, Cellatica, Iseo e Bagolino. Con tutta urgenza, la Casa Prevosti – nel frattempo acquistata dalla Congregazione – deve essere adattata alla bell’e meglio per il ricovero d’emergenza, soprattutto di adolescenti.

 

5 Maggio 1833 –        Un Decreto dell’Imperiale Regio Governo del Regno Lombardo Veneto, Provincia Bresciana, Distretto XIII di Leno nomina Carlo Dossi quale gestore dell’Opera Pia Spedale. Quest’ultima viene istituita dal Governo Austriaco con il preciso compito di erigere l’Ospedale, soprattutto per far fronte alle frequenti epidemie ed al diffondersi della pellagra e della malaria.

Peraltro la comunità di Leno si avvia a raggiungere i 4000 abitanti e l’attuazione dell’opera coinvolge anche i pubblici Amministratori locali e le autorità provinciali. L’iniziativa della Congregazione passa di mano e con essa buona parte del suo patrimonio. Anche il progetto dell’Ing. Pietro Pavia viene abbandonato, perché ritenuto insufficiente (l’Ospedale deve essere capace di ricoverare non meno di venti ammalati).

 

Aprile 1836 – Mentre il Dossi, che già si impone come il principale artefice dell’Ospedale, sta avviando tutte le pratiche amministrative e tecniche necessarie per dare inizio ai lavori, dopo aver acquistato la casa di Maria Serena Peschiera (attigua a quella del Prevosti), da demolire anch’essa per ottenere area sufficiente per innalzare il tanto desiderato nosocomio, compare a Brescia il colera, che si estende velocemente in tutta la provincia, Leno e Manerbio tra i primi paesi ad esserne pesantemente colpiti. Nuovo e necessitato riadattamento dell’ospizio improvvisato nelle due case disponibili per far fronte alla nuova e grave emergenza sanitaria.

 

Anno 1837 – Passato il pericolo del colera, inizia la fabbrica dell’Ospedale, anche qui come altrove oggetto di una ammirevole gara di solidarietà e di impegno anche fisico di tanti volenterosi.

Non si sa con certezza a chi si rivolge il Dossi per la stesura del secondo e definitivo progetto, anche perché si intrecciano in questo periodo i rapporti tra i protagonisti bresciani delle congiure risorgimentali, non estranee ai fratelli Dossi, ferventi patrioti.

Pare più accreditata la notizia che il progetto si possa attribuire all’Arch. Angelo Vita, che fu quasi certamente anche Direttore dei Lavori, mentre pare verosimile che il più grande architetto bresciano, l’Arch. Rodolfo Vantini, abbia solamente suggerito le idee base per il nuovo edificio, mettendo a frutto la sua esperienza per gli studi dell’Ospedale di Chiari, per la sistemazione interna degli Spedali Civili di Brescia e per la costruzione di quello di Travagliato.

 

Anno 1839 – L’Ospedale comincia a funzionare e ad accogliere i primi infermi.

 

24 Giugno 1859 –      La memorabile battaglia di S.Martino e Solferino porta a Leno una invasione di feriti appartenenti sia all’armata austriaca, sia a quella degli alleati. La cittadinanza contribuisce con grande slancio all’opera pietosa di assistenza ospedaliera, scrivendo una della più belle pagine di carità lenese.

L’anno dopo Carlo Dossi lascia l’incarico di Presidente dell’Ospedale per la carica di Sindaco di Leno, che manterrà fino alla sua morte, avvenuta il 31 gennaio 1872, lasciando imperitura memoria della sua opera.

 

21 Settembre 1872 – Viene stipulata la convenzione tra il Presidente dell’Ospedale e la Madre Generale delle Ancelle della Carità per la iniziale messa a disposizione di tre suore, “per l’esclusivo servizio di assistenza e cura del reparto donne” e per la “sorveglianza sull’infermiere del reparto maschile, il quale dovrà essere di loro fiducia e gradimento e da loro dipendente”.

 

Estate 1894 – Per fronteggiare la pellagra, che si manifesta nei mesi primaverili ed estivi e colpisce gli strati più poveri e sottoalimentati della popolazione, viene istituita la Locanda Sanitaria di Leno, in locali annessi a quelli dell’Ospedale, dove un incaricato della Commissione si accerta che il vitto della tabella dietetica venga consumato in loco, dato che il mezzo più efficace per arrestare lo sviluppo del morbo consiste proprio in un cibo abbondante e nutriente. Nel 1915 termina l’attività dell’istituzione perchè la pellagra è scomparsa dalle campagne.

 

Anno 1923 –  Nel vasto parco dell’Ospedale, isolato dagli altri reparti, sorge un piccolo edificio da adibire a dispensario antitubercolare, unitamente all’annesso stabilimento di disinfezione. Verrà presto ampliato per dar vita ad un reparto sanatoriale.

 

24 Maggio 1931 –      Viene inaugurata la “Villa della Salute” per i tubercolotici, inizialmente destinata solo al ricovero delle donne (ma nel dopoguerra verranno accettati nel sanatorio anche gli uomini, soprattutto reduci dai campi di combattimento e di prigionia), per far fronte a una richiesta che sembra sempre crescente, tanto che nel 1957 viene deliberato di costruire un nuovo Sanatorio Maschile.

Grazie soprattutto alla diagnosi precoce ed ai nuovi farmaci che permettono una guarigione rapida e duratura, nel 1970 viene chiusa la “Casa della Salute” e, due anni più tardi, anche il reparto maschile, riconvertito a Medicina Femminile.

 

Anno 1937 –   Alla Congregazione di Carità, che fino ad allora aveva amministrato anche il nosocomio, subentra l’Ente Comunale di Assistenza e l’Ospedale viene gestito autonomamente da un Consiglio di Amministrazione composto da un Presidente e da quattro membri.

 


 

Bibliografia: Battista Favagrossa: “L’Ospedale Civile e le principali istituzioni assistenziali a Leno” (Stampa: Litografica Bagnolese di Poncarale – Bs – senza riferimento di data)

Ospedale di Lonato del Garda

ante 1600 – Lonato conosce già forme di sostegno agli infermi, con prestazioni di visite domiciliari e di assistenza in alloggi di fortuna. Gli interventi sono assicurati da Congregazioni Religiose e da anime disponibili.

 

29 Giugno 1600 – La Congregazione plenaria dei Disciplini di Santa Maria del Corlo di Lonato accetta il carico dell’Ospedale e il completamento della fabbrica nella quale alloggiare “li mendichi poveri, bisognosi, anche forestieri”.

 

25 Luglio 1600 – L’Università delli capi famiglia originari di Lonato approva l’iniziativa di cui sopra con propria formale deliberazione. L’attività ospedaliera prosegue per due secoli, ma i beni della Confraternita dei Disciplini con altre proprietà di Congregazioni e dell’Ospedale vengono assegnati, dall’Autorità Civile, all’Istituzione Ospedale Civile e Luoghi Pii Uniti. La sede dell’Ospedale, collocata nella zona nord di Lonato, all’interno della cinta muraria, dovrebbe essere spostata dal Corlo alla Chiesa di S.Antonio; i posti letto previsti sono sei; l’amministrazione spetterà alla Municipalità di Lonato.

 

Anno 1803 – L’Ospedale viene collocato nel centro storico cittadino di Lonato, nella sede dove attualmente è restata la Casa di Riposo con annessa sezione ospedaliera di lungodegenza geriatrica (quest’ultimo Ente non fa parte tuttavia dell’Azienda Ospedaliera di Desenzano).

 

16 Marzo 1897 – L’Opera Pia Ospitale Civile e Luoghi Pii Uniti di Lonato, si propone alle riforme del XX secolo con “Statuto Organico” emanato da Rudini, Ministro dell’Interno del Regno d’Italia. L’Amministrazione, di nomina municipale, ha in gestione anche la Casa di Riposo e quindi un Orfanotrofio Femminile.

 

Anno 1960 – Inaugurazione del “Sanatorio Villa dei Colli” eretto su terreni in parte donati dalla famiglia del Dr. Gianfranco Papa, che sarà Direttore Sanitario del medesimo fino al suo collocamento a riposo.

 

Anno 1968 – Con la riforma ospedaliera della Legge “Mariotti”, l’Ospedale Civile e LL.PP. Uniti, trova una doppia qualificazione: la struttura ospedaliera del centro cittadino è “Infermeria per acuti”, le attività di Villa dei Colli sono riconosciute come Ente Ospedaliero Specializzato Provinciale. “Villa dei Colli” rientra nella programmazione ospedaliera e quindi sanitaria, mentre l’Infermeria per Acuti viene orientata al sostegno di iniziative che si trasformano, nel tempo, in attività sociali a rilevante contenuto sanitario con la gestione, in fabbricati contigui, della Casa di Riposo e di posti letto convenzionati con il Servizio Sanitario Nazionale per l’assistenza ad ammalati terminali e di lungodegenza geriatrica.

 

Anno 1975 – L’Ospedale specializzato “Villa dei Colli” – e solo quello – si scorpora anche legalmente dalla Casa di Riposo, viene aggregato all’Ente Ospedaliero provinciale di Desenzano e Lonato e vede via via modificare le proprie attività specialistiche ospedaliere in recupero e rieducazione funzionale (con particolare riferimento ai cranio e medullo-lesi) ed in Centro residenziale per la terapia e la risocializzazione dei pazienti di competenza psichiatrica.

 

Riferimenti: Intervista al Dott. Sergio Paghera, già Funzionario Amministrativo dell’Ospedale di Lonato

Ospedale di Manerbio

Inizio ‘800 – Sorge il primo Ospedale, come casa di cura degli ammalati, per iniziativa di alcuni benefattori locali, intenti a sollevare le miserie degli avvenimenti politici dei tempi napoleonici. La notizia perviene da una allocuzione che pronuncia nel 1840 il Dott. Molteni nell’apertura dell’Ospedale di Manerbio e dalla quale sappiamo pure che la pia opera è del principio del 1800 per elargizioni di uomini caritatevoli e caldi del vero amore per il loro paese.

 

Anno 1844 – Le Ancelle della Carità, dell’Ordine di S.Maria Crocifissa di Rosa giungono anche all’Ospedale di Manerbio per iniziare la loro meritevole opera di assistenza a coloro che soffrono.

 

Inizio ‘900 – L’Ospedale è diventato troppo angusto per i bisogni della popolazione sempre in aumento e si ventila il progetto della costruzione del nuovo ospedale, che possa servire non solo a Manerbio, ma anche agli altri Comuni della Bassa Bresciana.

 

Anno 1936 – Il Dott. Mario Tranchina giunge a Manerbio quale Medico Condotto ed insieme al comm. Emilio Antonioli affronta l’impresa ardua e rischiosa: il progetto viene affidato all’Ing. Gerardo Malagutti.

 

1° Gennaio 1940 – Il nuovo ospedale civile apre i battenti. E’ costato 2 milioni e mezzo circa.

 

Anno 1944 – In seguito ai continui bombardamenti, l’Ospedale Civile di Brescia deve sfollare i suoi degenti e l’Ospedale di Manerbio accetta un reparto chirurgico fino a giungere a ben 400 letti. Finita la guerra e ritornato tutto normale, l’ospedale viene sempre più abbellendosi e completandosi, sotto ogni aspetto.

 

8 Febbraio 1975 – con cerimonia semplice e solenne viene inaugurato il nuovo complesso ospedaliero che, su progetto dell’Ing. Luigi Pansera, si affianca su sei piani al vecchio fabbricato ed in parte lo sostituisce. Siano alla vigilia dell’accorpamento con gli Ospedali di Leno e Pontevico e Manerbio esalta il suo ruolo di Ospedale di riferimento.


Bibliografia: Battista Reali per l’Amministrazione dell’Ospedale Civile di Manerbio: inaugurazione del nuovo complesso ospedaliero – Tipografia Bressanelli di Manerbio – 8 febbraio 1975

Storia recente

All’inizio del 1900 tramonta poco a poco il concetto di ricovero in ospedale connesso a quello di povertà. Da un lato, la diminuzione del potere di acquisto dei redditi derivanti dalle proprietà immobiliari e, dall’altro, l’aumento vertiginoso dei costi ospedalieri (che esploderanno in contemporanea alla irrefrenabile spinta della ricerca medico-scientifica) impongono a più riprese riforme e provvedimenti legislativi, che in realtà non riescono nemmeno a rincorrere l’evoluzione dei tempi.

Gli artt. 32 e 38 della Costituzione della Repubblica Italiana, entrata in vigore il 1° Gennaio 1948, sanciscono, quale diritto dell’individuo e interesse della collettività, la promozione della salute, nell’ambito della tutela del diritto di libertà e della difesa della dignità umana: “salus publica suprema lex”.

Nello stesso anno 1948, l’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce il concetto di salute come “lo stato di completo benessere fisico-spirituale e sociale, e non solo l’assenza di malattie ed infermità”. L’assistenza medica (ospedaliera, ambulatoriale e domiciliare), e quella farmaceutica ed ostetrica per i poveri viene imposta alle Amministrazioni Comunali (nascerà il famoso concetto di “domicilio di soccorso”), mentre cominciano a rivolgersi alla assistenza ospedaliera – oltre che i paganti/dozzinanti per le prestazioni che non possono essere erogate a domicilio – i cosiddetti “mutuati”, cioè tutti coloro che per effetto di una assicurazione obbligatoria, vantano il diritto ad essere assistiti, direttamente o con l’assunzione degli oneri conseguenti, da parte di apposite istituzioni pubbliche (I.N.A.M., I.N.A.I.L., E.N.P.A.S., I.N.P.S., I.N.A.D.E.L., Mutua Artigiani, Commercianti, Coldiretti etc.).

Si è già detto più sopra della Legge Mariotti (la N° 132 del 12 Febbraio 1968) e dei successivi decreti delegati di attuazione ( i Nn° 128 – 129 – 130 del 27 Marzo 1969), per effetto dei quali cinque dei sei Ospedali di cui qui si tratta furono classificati “Ospedali Generali di Zona” (il solo Ospedale di Lonato fu classificato come “Ospedale specializzato provinciale” per la sua funzione sovrazonale di presidio per le malattie respiratorie). Amministrativamente, furono istituiti quali Enti Ospedalieri, retti da un Consiglio di Amministrazione con il suo Presidente, controllato dall’interno da un Collegio dei Revisori dei Conti e assistito da un Consiglio dei Sanitari.

E’ nel 1975 che si concretizzano, dopo l’imporsi delle prime importanti competenze regionali in tema di Sanità, soprattutto programmatorie,  il completamento degli scorpori delle Case di Riposo dagli Enti Ospedalieri; le fusioni di realtà ospedaliere viciniori, non sempre in maniera indolore e men che mai unanimemente condivise.

Nascono allora gli Enti Ospedalieri Provinciali di:

  • GAVARDO/SALO’
  • DESENZANO/LONATO
  • LENO/MANERBIO/PONTEVICO

il primo dei quali inserito nella programmazione regionale per essere sostituito dal Nuovo Ospedale “Chiese-Garda Nord” che avrebbe dovuto sorgere a Roè Volciano, in posizione amena e soprattutto mediana rispetto alle due cittadine dagli alti campanili. Ben presto, tuttavia, fu chiaro, anche formalmente, che la nuova costruzione non si sarebbe mai concretamente realizzata, ufficialmente per la sopravvenuta difficoltà di finanziarla, nonostante fossero già state acquisite in forma bonaria alcune delle aree individuate, fosse già stato spostata una linea elettrica dell’alta tensione che le tagliava trasversalmente e fosse già stato approvato il progetto esecutivo.

Ben presto, anche le Mutue vengono messe in liquidazione (Legge n. 386 del 17 agosto 1974) perché, oberate dai debiti sempre crescenti, mal si prestano ad interventi immediati e sburocratizzati, col rischio di “ingabbiare” il sistema.

Nel 1981, nuovo cambiamento, assai significativo, nel panorama della Sanità pubblica. Per effetto della Legge n° 833 del 23 Dicembre 1978, detta di ” Riforma Sanitaria”, nasce il Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.): di fatto è una grande assicurazione sociale obbligatoria per tutti indistintamente i cittadini che, inizialmente, hanno diritto “gratuitamente” a tutte le prestazioni sanitarie di cui hanno realmente bisogno, di cui credono di avere bisogno o che il sistema stesso gli impone come bisogno. Domanda ed offerta di prestazioni sanitarie si rincorrono l’un l’altra senza freni e la spesa pubblica sanitaria sembra sempre più ingovernabile.

A questo proposito, per la sua viva attualità, si riporta un significativo passaggio di una delle tante relazioni del Governatore di Bankitalia, Fazio: “La revisione del sistema di sicurezza sociale, orgoglio e vanto della nostra generazione, fonte di diffuso riscatto dalla miseria e dal bisogno di ampi stati della popolazione lavoratrice e delle classi più umili, va volta a conservarne nel tempo i benefici, rimuovendo i fattori di distorsione e di inefficienza, limitando i costi”.

Importato da altri Paesi Occidentali, prende pian piano corpo il grande business della Sanità, che coinvolge forme assicurative le più varie ed avvia il fiorire delle spedalità e delle strutture ambulatoriali private, affiancate in una competizione impari alla Sanità Pubblica. In tale contesto, nascono contemporaneamente le Unità Sanitarie Locali, che in Lombardia acquisiscono in sigla anche la seconda “S” (Sociale), quali strumenti a disposizione dei Comuni singoli o Associati per la gestione dei Servizi di Zona e quindi delle strutture Sanitarie (e Sociali) insediate su un territorio delimitato dalle Leggi Regionali di attuazione. Gli Organi Collegiali di Gestione (Comitati di Gestione, appunto – non più Consigli di Amministrazione) sono chiamati a dirigere Servizi che, oltre a quelli di Assistenza Ospedaliera e Specialistica Ambulatoriale veri e propri, sono preposti all’Igiene Pubblica e Ambientale, alla Tutela della Salute sui Luoghi di Lavoro, alla Assistenza Sanitaria di Base, alla prevenzione e cura degli stati di Tossicodipendenza, alla Medicina Veterinaria ed al Servizio Sociale, oltre che ovviamente ai Servizi Amministrativi di supporto.

Nel nostro territorio, vengono istituite le seguenti Unità Socio-Sanitarie Locali, per la storia dei 6 Ospedali di cui si parla:

  • La Comunità Montana di Valle Sabbia – U.S.S.L. N° 39 con sede in Nozza di Vestone, nella quale confluisce l’Ospedale di Gavardo (che si scorpora quindi da quello di Salò – e non sappiamo a tutt’oggi se sia mai stata definita l’assegnazione a questo o a quello di una partita di burro A.I.M.A e di qualche materasso di lana rimasti in sospeso al momento del passaggio delle funzioni ai nuovi Enti – n.d.r.).
  • L’Associazione dei Comuni del Garda – U.S.S.L. n° 40 con sede in Salò, nella quale confluiscono l’Ospedale di Salò, quello di Desenzano e quello di Lonato. · L’Associazione dei Comuni della Bassa Bresciana Centrale – U.S.S.L. n° 43, con sede amministrativa in Leno e sede legale in Manerbio, nella quale confluiscono gli Ospedali di Leno e di Manerbio.

La gestione in capo agli Organi Collegiali dura fino al 1992, quando entrano in vigore provvedimenti legislativi (prima e dopo la Legge 23 Ottobre 1992, n. 421) in rapida successione, quanto precari ed incerti sulle prospettive immediate (segno di una vera e propria rivoluzione politica all’indomani di Tangentopoli, che mai tuttavia ha coinvolto la Sanità Bresciana).

Prima ancora di arrivare alla pratica attuazione del D.L.vo n° 502 del 30 Dicembre 1992, che subirà innumerevoli modificazioni, integrazioni e correzioni (fin da subito, con il D.Lvo n. 517 del 7 Dicembre 1993), si alternarono alla guida degli Enti Istituzionali suddetti le figure degli Amministratori Straordinari, dei Commissari Regionali e dei Commissari Straordinari. Il 1° gennaio 1995, altra svolta epocale nella Sanità, con la istituzione delle prime Aziende Sanitarie, che in parte replicano le strutture organizzative degli Enti cessati e confluiti, ma non senza qualche novità in tema di aggregazioni ospedaliere: · l’Azienda U.S.S.L. n° 17, con sede in Salò, accorpa le funzioni e quindi anche gli Ospedali della ex U.S.S.L. n° 39 di Valle Sabbia e della ex U.S.S.L. n° 40 del Garda. L’Ospedale di Gavardo si fonde nuovamente con l’Ospedale di Salò (e forse cadono automaticamente, almeno sotto l’aspetto amministrativo, contenziosi antichi) ed entrambi si fondono nella nuova Azienda di più grandi dimensioni, dove rimangono l’Ospedale di Desenzano (di riferimento) e quello di Lonato; · l’Azienda U.S.S.L. n° 19, con sede in Leno, subentra invece all’ex US.S.L. n° 43 di Leno e, senza particolari scossoni, accorpa nuovamente gli Ospedali di Leno e Manerbio. Per la verità, si ritrova anche con l’Ospedale di Orzinuovi, ma ciò interesserà più i problemi di scorporo nel 1998, che non quelli di avvio della nuova Istituzione.

Del tutto episodica, ai fini di questi cenni storici, la circostanza che sùbito, a metà del 1995, venne meno la figura nominata della Regione al vertice degli Organi monocratici (Direttore Generale) di entrambe le Aziende, fortunatamente non per cause naturali, ma a causa dell’intervento giurisdizionale del Tribunale Amministrativo Regionale.

Dopo di che e fino al 31 Dicembre 1997, in un quadro di costante e significativa precarietà, le singole Aziende suddette furono ciascuna governate prima da un Direttore Generale facente funzioni, poi da un Commissario Straordinario, anche se senza soluzione di continuità (almeno questo!), in quanto individuati nella stessa persona fisica.

 

Riferimenti: Memoria storica personale dei redattori del lavoro, Dott. Gianpaolo Bragantini e Sig.a Gianna Righettini, avvalorata da esperienze professionali dirette e da interviste personali con alcuni protagonisti delle vicende recenti della Sanità Pubblica in provincia di Brescia – Ottobre 2000

 

Con la Legge Regionale n. 31 dell’11 luglio 1997 in Regione Lombardia si attua una separazione tra enti erogatori di prestazioni sanitarie (gli Ospedali – pubblici e privati) ed enti deputati ad attività di programmazione, acquisto e controllo delle prestazioni sanitarie (le Aziende Sanitarie Locali).

 

Dall’unione degli Ospedali di Gavardo, Salò, Desenzano, Lonato, Manerbio e Leno, il 1° gennaio 1998 nasce l’Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda (AOD) che ha operato fino al 31 dicembre 2015.

La competenza dell’AOD è stata esercitata su un territorio assai esteso e con una configurazione geomorfologica estremamente variegata, comprendendo zone tipicamente montane, valligiane, lacustri e di bassa pianura.

L’Azienda era organizzata in tre Presidi (Desenzano d/G – Lonato d/G, Gavardo – Salò, Manerbio – Leno) ognuno composto da una struttura per acuti, una ad orientamento prevalentemente riabilitativo e di supporto diagnostico e da poliambulatori territoriali.

 

Dal 1 gennaio 2016 è stata costituita l’ASST del Garda con atto legislativo di Regione Lombardia (LR 23/2015), nella quale sono confluite le strutture dell’ex Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda e dell’ex ASL di Brescia dislocate in Valle Sabbia, Lago di Garda, bassa bresciana orientale e bassa bresciana centrale.

L’Azienda è tra le più estese della Lombardia. Il suo territorio, 1.968 km quadrati, abbraccia 76 comuni e copre una distanza (nord-sud) che supera i 100 km; è una terra con aree ad alta urbanizzazione (bassa bresciana), a vocazione turistica internazionale (Lago di Garda e Lago d’Idro) e montana (Valle Sabbia)